Minzolini: “Minchiate!” [analisi e sintesi ‘900]

Subject:
Re: l’ignoranza… [nuova cattedra di oratoria: specializzazione in “michiate” o “michiatologia teoretica”]
Date:
Sat, 12 Dec 2009 09:46:25 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv
References:
1 , 2

Roberto wrote:

> > …vi fa incazzare?
> > vi lascia indifferenti?
> > vi sorprende?

Poi, sempre Roberto, aggiungeva:

> le vostre risposte non mi soddisfano, tutti troppo tolleranti. Cioè voi non
> vi trovate mai al cospetto di una, cento, mille persone che vivono
> beatamente le proprie vite senza preoccuparsi di informarsi, di capire le
> cose, di coltivare un cazzo di interesse culturale?

L:

> Cosa pensate quando
> passando accanto alla maggior parte delle persone, cogliete discorsi che
> sono i soliti discorsi, argomenti che sono le solite minchiate,

L:

Ecco la parola giusta “minchiate”

> punti di
> vista che non sono punti di vista ma ripetizioni di luoghi comuni di
> avvilente “spessore”? Fare zapping televisivo dopo anni, come mi è accaduto
> oggi, e trovare le solite facce, la solita sbobba, la solita pochezza di
> “materiali”, e intuire che la gente se ne nutre, che la gente dà importanza
> a certe cose, che ne parla, che a queste cose si ispira… non sentite un
> moto di indignazione?

no, non è più il tempo dell’indignazione ma di passare dalla analisi
alla sintesi.

Dalla teoria alla praxis.

E’ finito il tempo della “michiatologia teoretica”.

> E l’interesse per la filosofia, oggi, la scoperta incomparabile dei tesori
> che contiene, la presa di coscienza che la maggior parte della gente a
> questo patrimonio non è minimamente interessata… tutto questo, per uno che
> si sforza, per uno che cerca, per uno che “studia” godendo incomparabilmente
> di questa fatica, tutto questo, dicevo, può sfociare in qualcosa di diverso
> dal pessimismo e dalla misantropia?
> A voi lo chiedo.
>
> R.

E a te sto rispondendo:

Tutto il ‘900 con Freud ha fatto l’apologia di una analisi che doveva
rimanere analitica. (Il terapeuta non deve suggerire -come dice invece
per esempio Berne- la via “diritta” (puoi smettere di abusare
dell’alcool), ma solo quali siano i suoi mali, la via “storta”, perché
il paziente “ci dovrebbe arrivare da solo”, altrimenti sarebbe plagio).

Persino il pensiero di Marx si è posto su un osservatorio “scientifico”
ossia teoretico, distante da come l’idea si confronti con il reale, di
quale sarebbe la sintesi se si fa il gioco solamente di smontare il
giocattolo e nessuno dica con tutti i pezzi scomposti che cosa se ne
dovrebbe fare.

Non è ignavia.

E’ scientificamente non sapere cosa sia il design.

L’arte di vedere il futuro.

L’arte di progettare il futuro non dando la colpa a nessuno se non -in
primis- -> a noi stessi.

Siamo nel secolo con due millenni alle spalle, non è più tempo di
trastullo sulla sola analisi che si guarda solo allo specchio.

L’analisi perde di significato se diventa solo esercizio di guardarsi
l’ombelico.

Precipita -come Narciso- e soffoca avvolta sul sé, se non sa alzare lo
sguardo oltre il proprio singolo orizzonte.

Fromm (in the heart of man) la indica -la patologia del narcisismo- tra
le tre componenti della “sindrome di decadenza”, con cui classifica il
male di cui -a suo avviso- era vittima Hitler:

-narcisismo (amore per se stessi e nessun altro)
-simbiosi incestuosa (amore per la madre come parte di sé da cui non
emanciparsi cercando altro)
-necrofilia (amore per le cose morte)

Quindi è indispensabile una analisi serena, come sulla scena di un
delitto, di tutti gli indizi e prove che spieghino -però- chi è il
colpevole, e chi è l’innocente!

Quindi una analisi funzionale.

Che non si avviti -l’analisi- su se stessa come la scusa che non sia
ancora completa.

Perché c’è una linea di confine che è segnata dalle condizioni
necessarie e sufficienti perché i dati siano ad abundantiam per validare
una sintesi.

Se così non fosse non vedremmo mai una casa, un ponte, una ferrovia,
etc.

La realtà non si può nascondere dietro l’alibi che non accediamo alla
perfezione di una analisi completa.

La realtà continuerà -sia che noi si intervenga e sia che si rimanga
alla finestra- come ha sempre fatto -> con chi ha il culto della praxis.

Il guaio è che chi ha il culto della praxis -spesso- è una persona che è
poco analitica, almeno tanto quanto consenta di agire nella teoria della
Reliability

http://en.wikipedia.org/wiki/Reliability

E ho detto tutto, come diceva il mio amico Antonio de Curtis..

: – )

Ciao,

L

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