Santa Proroga .. “prega per noi?”

Subject:
Santa Proroga .. “prega per noi?” [prorogato in “mille proproghe” con il veglione del 31/12/09 WiFi modello Pisanu]
Date:
Mon, 04 Jan 2010 20:08:35 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

da punto informatico:
http://punto-informatico.it/2779900/PI/Commenti/contrappunti-era-internet.aspx

++
cit on
++

Contrappunti/ L’era di Internet

di M. Mantellini – Più del decreto Pisanu, ormai una tradizione, sul
destino della Internet italiana pesa la cultura politica e sociale del
paese. Cambiare quella significherà anche democraticizzare la
regolamentazione del Web
Contrappunti/ L’era di InternetRoma – Come era ampiamente atteso il
Governo, nel decreto mille proroghe, approvato con grande italianità il
31 dicembre, ha dato l’avvio alle procedure di estensione a tutto il
2010 della normativa Pisanu che limita l’accesso WiFi per ragioni di
antiterrorismo. Molti sostengono che l’obbligo di identificazione legato
al decreto (una iper-regolamentazione nostrana che non ha riscontri
negli altri paesi) non sia direttamente responsabile di grandi danni in
termini quantitativi di accesso alla Rete. Quello che è certo è che le
aspettative libertarie legate alla condivisione senza fili sono negli
anni rapidamente rientrate un po’ in tutto il mondo.

Quando qualche tempo fa ci si rese conto che esisteva una tecnologica
molto efficace e poco costosa per collegare senza fili computer a
Internet e che tale tecnologia, ampiamente sottovalutata dalle aziende
tecnologiche, era emersa, per una volta, direttamente fra i suoi stessi
utilizzatori. In molti immaginarono la rapida crescita di una nuova
grande rete condivisa wireless nella quale i singoli utenti
condividevano il proprio accesso fisico a Internet, rendendone
disponibile una parte, gratuitamente, a chiunque lo desiderasse fra
quelli che passavano nei pressi.

I primi progetti del genere a San Francisco e New York guadagnarono
rapidamente l’attenzione dei media ed erano figli, come molti altri di
segno diverso, della lungimiranza di un regolatore (la FCC americana)
che decise fin da subito di lasciare libere frequenze e protocolli,
immaginando che il mercato e l’iniziativa privata ne avrebbero tratto
giovamento.
A distanza di qualche anno va detto che i risultati in termini di
condivisione dell’accesso non sono stati entusiasmanti. Se si guarda il
panorama attuale, non solo le piattaforme pensate dai cittadini per i
cittadini hanno dichiarato sostanziale fallimento, ma anche i progetti
ibridi come FON o le grandi aspirazioni centraliste e democratiche delle
reti civiche (dove l’amministrazione si fa carico di fornire accesso
gratuito WiFi nelle strade delle città) hanno deluso in buona parte le
attese e ridimensionato un po’ in tutto il mondo, quando non cancellato
del tutto, i propri progetti di copertura.

Se in realtà provinciali e chiuse come quella italiana la politica ha
rapidamente svolto la sua funzione di grande livellatore di ogni
aspirazione innovativa, accogliendo supinamente le preoccupazione delle
aziende della telefonia che vedevano nel WiFi libero un teorico
concorrente alle proprie attività commerciale (ciò è avvenuto in tempi
diversi prima con la legge Gasparri e successivamente con il Decreto
Pisanu), altrove una minor compromissione dello scenario normativo ha
comunque generato effetti concreti non troppo differenti.

In alcuni paesi come la Francia le principali telco hanno sviluppato
reti WiFi proprietarie discretamente diffuse sul territorio nazionale:
per il resto, anche in Europa, l’accesso wireless è rimasto confinato a
pratica locale e casuale, le reti aperte dei cittadini sovente
demonizzate come pericolose, quando non ritenute dichiaratamente
illegali.

Nonostante questo la gestione lobbistica di questa tecnologia da parte
del governo di questo paese era e resta una pratica becera e di breve
respiro, non distante dalle tante altre scelte in materia tecnologica
prodotte sia sotto governi di centrodestra che di centrosinistra.

L’unico aspetto minimamente positivo è che, rispetto a qualche tempo fa,
sembra in qualche misura cresciuta la voglia italiana di discutere di
simili tematiche, portandole all’ordine del giorno della discussione
politica. Ne sono state prova, nell’anno appena terminato, la
mobilitazione e le raccolte di firme contro il Decreto Pisanu ed i
sempre più frequenti accenni, sulla stampa generalista, a tematiche fino
a poco tempo fa confinate in discussioni di Rete o riviste per
appassionati.

Come è avvenuto anche per altri temi legati a Internet è possibile che
la grandissima crescita del numero di Italiani che oggi utilizza
Facebook (oltre 10 milioni di persone, l’80 per cento nella fascia di
età fra 19 e 24 anni) abbia avuto un ruolo nella emersione di questi
argomenti.

L’ennesimo rinnovo di fine anno del Decreto Pisanu, a dispetto delle
flebili motivazioni procedurali che vorrebbero in questi giorni
giustificarlo (secondo alcuni parlamentari non ci sarebbero stati i
tempi tecnici per le necessarie modifiche), resta comunque un segno di
scarsa attenzione verso un ambiente, quello della Rete e della sua
libertà, che la politica continua a rifiutare come estraneo e
pericoloso.

Nello stesso tempo si tratta – per conto mio – anche di un tema da non
sventolare troppo come se fosse la bandiera o il discrimine fra le
nostre libertà di Rete. È assai più pericoloso, per i nostri interessi
di utenti della Rete, un tavolo segreto fra il ministro dell’Interno e
una serie di soggetti gestori dell’accesso e delle piattaforme (una
sorta di tentativo di regolamentazione oligarchica e non trasparente
delle pratiche di Rete), che non il rinnovo di un decreto stupido e
controproducente che perfino il suo creatore oggi, col senno di poi,
descrive come inutile.

Massimo Mantellini

++
cit off
++

Commento:

No, è San Precario che prega per noi.

San Precario

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