IL fallimento del capitalismo

Subject:
IL fallimento del capitalismo
Date:
Fri, 04 Jun 2010 19:44:32 +0200
From:
Frenk <rossano67@alice.it>
Organization:
TIN.IT (http://www.tin.it)
Newsgroups:
it.cultura.filosofia

Sta succedendo, a mio modo di vedere, che quello che alcuni avevano
chiamato capitalismo manageriale o azionario ed altri una sorta di
bio-economia, questo capitalismo degli ultimi 20 anni in breve, sta
dimostrando tutta la sua fragilità. Il punto non è tanto la ristrettezza
di liquidità o di capitali nel sistema. Ce n’é. E comunque le banche
centrali sono impegnate ogni giorno a mantenere la liquidità. Il punto è
che c’è anche una totale sfiducia nel mondo finanziario e bancario. Per
le operazioni correnti le banche non hanno più la possibilità di far
ricorso l’una all’altra. Nessuno sa più cosa abbia in bilancio la banca
della porta accanto. Non si fidano più. E questo è ciò che collega la
crisi finanziaria all’economia tout court. E da questa situazione la
recessione non può che essere amplificata.

E come ne esce il capitalismo?
Cominciamo a dire come possiamo immaginare che ne esca… Dipende da
come si definisce questo nuovo capitalismo finanziario. In generale, e
questo vale soprattutto per la sinistra, tutte le colpe della crisi
vengono addossate alla perversione della finanza e alle scelte che non
privilegiano gli investimenti per l’innovazione, per l’occupazione. Alla
finanziarizzazione si imputa cioè di aver prodotto solo rendita
finanziaria e non crescita economica, reiterando quella divisione tra
economia reale, da una parte, ed economia finanziaria e monetaria,
dall’altra, che io credo appartenga ormai al ‘900. Le coordinate della
crescita capitalistica dagli anni ’70 stanno proprio in un nuovo
rapporto tra macchine e lavoro vivo e il sentiero del capitale è stato
quello, metaforicamente parlando, di uscire dai cancelli della fabbrica
e andare a succhiare sempre più valore nelle classi sociali, nella
società tutta. In tutto il suo spazio, in tutto il suo tempo.
Frenk

*****************************************************************

Subject:
Re: IL fallimento del capitalismo
Date:
Fri, 04 Jun 2010 20:31:01 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.economia, it.politica
References:
1

Frenk wrote:
>
> Sta succedendo, a mio modo di vedere, che quello che alcuni avevano
> chiamato capitalismo manageriale o azionario ed altri una sorta di
> bio-economia, questo capitalismo degli ultimi 20 anni in breve, sta
> dimostrando tutta la sua fragilità. Il punto non è tanto la ristrettezza
> di liquidità o di capitali nel sistema. Ce n’é. E comunque le banche
> centrali sono impegnate ogni giorno a mantenere la liquidità. Il punto è
> che c’è anche una totale sfiducia nel mondo finanziario e bancario. Per
> le operazioni correnti le banche non hanno più la possibilità di far
> ricorso l’una all’altra. Nessuno sa più cosa abbia in bilancio la banca
> della porta accanto. Non si fidano più. E questo è ciò che collega la
> crisi finanziaria all’economia tout court. E da questa situazione la
> recessione non può che essere amplificata.
>
> E come ne esce il capitalismo?
> Cominciamo a dire come possiamo immaginare che ne esca… Dipende da
> come si definisce questo nuovo capitalismo finanziario. In generale, e
> questo vale soprattutto per la sinistra, tutte le colpe della crisi
> vengono addossate alla perversione della finanza e alle scelte che non
> privilegiano gli investimenti per l’innovazione, per l’occupazione. Alla
> finanziarizzazione si imputa cioè di aver prodotto solo rendita
> finanziaria e non crescita economica, reiterando quella divisione tra
> economia reale, da una parte, ed economia finanziaria e monetaria,
> dall’altra, che io credo appartenga ormai al ‘900. Le coordinate della
> crescita capitalistica dagli anni ’70 stanno proprio in un nuovo
> rapporto tra macchine e lavoro vivo e il sentiero del capitale è stato
> quello, metaforicamente parlando, di uscire dai cancelli della fabbrica
> e andare a succhiare sempre più valore nelle classi sociali, nella
> società tutta. In tutto il suo spazio, in tutto il suo tempo.
> Frenk

Il capitalismo è morto, oggi rantola prima di tirare le cuoia.

L’attacco non è venuto da fuori, ma da dentro, dal suo stesso impianto.
Compra un gioco del monopoli e ti renderai conto del perché.
Se lasci a chi ha più finanze la gestione del potere il sistema collassa
in un cerchio sempre più piccolo finché implode.

Il capitalismo sta morendo proprio perché i ricchi sono
-fisiologicamente al capitalismo- sempre di meno (come numero) e sempre
più ricchi (come denaro).

L’alternativa è già in atto ed è la eco-sostenibilità.

Se la specie umana domina il pianeta da poche migliaia di anni .. la
eco-sostenibilità domina il pianeta (finché ci saranno specie viventi)
da quando il pianeta mostra specie viventi (da sempre).

La filosofia di eco-sostenibilità è più antica del metodo predatorio e
leonino del capitalismo.

Inoltre non è obbligata né la strada della autodistruzione con il
capitalismo, né la ragionevolezza del condividere le risorse senza
creare rifiuti, ma solo gestione dell’ecosistema.

Il futuro lo scriveremo noi, se non rinunceremo al pensiero e non ci
comporteremo da pecore presso un dirupo incapaci di una cibernetica.

Salute felicità,

L

*****************************************************************

Subject:
Re: IL fallimento del capitalismo
Date:
Fri, 4 Jun 2010 23:06:28 +0200
From:
“marina” <cerere@yahoo.it>
Organization:
TIN.IT (http://www.tin.it)
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.economia, it.politica
References:
1 , 2

L wrote:

> Il capitalismo è morto, oggi rantola prima di tirare le cuoia.
>
> L’attacco non è venuto da fuori, ma da dentro, dal suo stesso impianto.
> Compra un gioco del monopoli e ti renderai conto del perché.
> Se lasci a chi ha più finanze la gestione del potere il sistema collassa
> in un cerchio sempre più piccolo finché implode.
>
> Il capitalismo sta morendo proprio perché i ricchi sono
> -fisiologicamente al capitalismo- sempre di meno (come numero) e sempre
> più ricchi (come denaro).
>
> L’alternativa è già in atto ed è la eco-sostenibilità.
>
> Se la specie umana domina il pianeta da poche migliaia di anni .. la
> eco-sostenibilità domina il pianeta (finché ci saranno specie viventi)
> da quando il pianeta mostra specie viventi (da sempre).
>
> La filosofia di eco-sostenibilità è più antica del metodo predatorio e
> leonino del capitalismo.
>
> Inoltre non è obbligata né la strada della autodistruzione con il
> capitalismo, né la ragionevolezza del condividere le risorse senza
> creare rifiuti, ma solo gestione dell’ecosistema.
>
> Il futuro lo scriveremo noi, se non rinunceremo al pensiero e non ci
> comporteremo da pecore presso un dirupo incapaci di una cibernetica.
>
>
> Salute felicità,
>
> L

io sto aspettando in riva al fiume il cadavere del capitalismo
come una cinese …..bella la loro saggezza!
mi sto chiedendo perchè si fanno la guerra fra loro
come i titani e non si rendono conto che alla fine ne resterà solo uno
che stupida soddisfazione  talmente scemo che non pensa che  la sua fine
sarà
simile al più povero  degli uomini

*****************************************************************

Subject:
Re: IL fallimento del capitalismo
Date:
Fri, 04 Jun 2010 22:08:21 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.economia, it.politica
References:
1 , 2 , 3

marina wrote:
> io sto aspettando in riva al fiume il cadavere del capitalismo
> come una cinese …..bella la loro saggezza!
> mi sto chiedendo perchè si fanno la guerra fra loro
> come i titani e non si rendono conto che alla fine ne resterà solo uno
> che stupida soddisfazione  talmente scemo che non pensa che  la sua fine
> sarà
> simile al più povero  degli uomini

Marina, la tua tesi è quella della sinistra italiana.

Attendono che Mr B in Italia e i sistemi feudali (alias capitalismo) si
autodistruggano da se.

Su questo sono meno ottimista di te.

Io -come scrivevo- penso che serva una azione attiva, cibernetica.

La cibernetica -per etimo- è la capacità di condurre una nave.

Una nave -se aspetti- può andare dove gli pare, dipende dalle correnti.

Ma se provi a governare un processo in modo -magari- armonico, può
essere che -guardacaso- ci riesci.

O almeno puoi dire di averci provato!

: – )

Io proverei.

In fondo la scena è molto semplificabile:

Come ci comporteremmo se sbarcassimo -senza nulla con noi- su un isola
deserta?

Aspetteremo che un maggiordomo ci dica che è ora di cena?

O ci daremmo da fare per il cibo? per i vestiti? per un riparo?

Così dobbiamo ragionare se non rinunciamo al ragionamento.

Organizzarci per il cibo, per la casa, per le cose primarie poiché non
c’è più uno stato sociale.

C’è solo un meccanismo per privarci delle risorse senza restituirci se
non ruberie e vessazioni.

Quel poco che ancora funziona funzionerà ancora per poco, poiché stanno
distruggendo la scuola, la sanità, la convinvenza civile.

Non bisogna né essere ottimisti, né pessimisti, ma realisti.

Organizziamoci.

Io sono per la non violenza e -proprio per questo- non starò ad
aspettare che gli eventi assecondino la linea di tendenza alla
distruzione.

Necessita -in primis- informarsi ed informare.

Se il cervello non ce lo abbiamo in pappa ognuno capirà da se ->
partendo dal mostare i semplici fatti.

Ciao, grazie del dialogo,

Lino

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