Archivio per dicembre 2009

Li conosci i comunisti? discorso di capo danno

Subject:
Li conosci i comunisti? (discorso di capo danno)[capo danno, non capo d’anno][31 dic 2009]
Date:
Thu, 31 Dec 2009 14:31:31 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.politica, it.economia, it.cultura.filosofia

Commento al video (discorso di capo danno) :

Come se fossimo ripiombati ai tempi di Peppone e don Camillo .. siamo in
pieno pericolo dei “comunisti”! ..

Giova ricordare, perché senza memoria non si può immaginare il futuro,
che il partito comunista -in Italia- (il PCI) è stato un partito che
*non* predicava la “dittatura del proletariato”, ma un partito
democratico che sosteneva le ragioni di non sfruttare i “lavoratori” e
quindi -teoricamente- di non sfruttare tutti gli italiani, visto che
l’articolo 1 della carta costituzionale dice che “L’italia è una
Repubblica democratica fondata sul lavoro e la sovranità spetta al
popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Perché allora tutto questo ritorno al timore dei “Comunisti” .. non
certo quelli dell’amico Putin .. ma quelli che “mangiano i bambini”?

Perché questa paura di fame e miseria e di essere spogliati dei propri
beni e della possibilità ad una proprietà privata(?) .. se i comunisti
italiani non progettarono MAI tali scenari quando ancora esistevano .. e
a fortiori .. non potrebbe attuarsi ciò -> oggi .. visto che non vi è
alcun partito che si rifaccia al socialismo reale (con una qualche
consistenza elettorale) .. ossia della tipologia che in unione sovietica
abolì la proprietà privata e la libertà di espressione?

A volte quanto si parla con delle persone anziane .. ci vuole una certa
dote di pazienza ..

Ti parlano -oggi- di ciò che succedeva 50 o 60 anni fa, vittime dei loro
ricordi .. come una coazione a ripetere .. fatta di nostalgia e di non
volere prendere atto che il mondo sia cambiato.

Non è una questione anagrafica.

Ma una scelta di negare il futuro e vivere come dentro una fiction, un
sogno in cui si rivedono giovani, ti raccontano come era il mondo non
per capire il presente, ma per vivere nel passato.

La flessibilità mentale è una modalità esplorabile *a tutte le età*, ma
è una “ginnastica per la mente” .. così come è una ginnastica per il
corpo allenarsi per prepararsi ad una gara.

Non ti puoi iscrivere ad una gara -> senza avere una preparazione
fisica, salvo correre dei grossi rischi fisici.

Così non ti puoi cimentare a una “analisi del reale” -> senza sapere
usare la memoria non per mitologicizzarla (la analisi), ma per
comprendere i meccanismi di causa ed effetto che da un evento -> portano
ai fatti successivi.

Il problema è che sapere molti fatti aiuta a capire la realtà -> ed è
potere.

E chi detiene il potere ambisce a tenere il maggior numero possibile di
persone nell’ignoranza e nella paura di qualcosa che -magari- non c’è.

E poiché non c’è .. non si può neanche sconfiggere: come la paura del
comunismo.

Il comunismo, laddove si implementò nella storia -per passare dalla
teoria alla praxis- fu -> non comunismo, ma socialismo reale.

Tradì i presupposti teorici di uguaglianza e giustizia e si fece
apparato di feudalesimo.

In ciò non vi è alcuna differenza tra i regimi totalitari che si
dicessero di destra o di sinistra: era la gerarchia che dall’alto
indicava le direttive.

Basterebbe notare che Mussolini coprì una militanza che andò dalla
estrema sinistra alla estrema destra e vantò sempre di fare gli
interessi del popolo e dei lavoratori.

http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini

++
cit on
++

Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, e direttore del
quotidiano socialista Avanti! dal 1912. Convinto anti-interventista
negli anni della guerra di Libia e in quelli precedenti la prima guerra
mondiale, nel 1914 cambiò radicalmente opinione, dichiarandosi a favore
dell’intervento in guerra. Trovatosi in netto contrasto con la linea del
partito, si dimise dalla direzione dell’Avanti! e fondò Il Popolo
d’Italia, schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso
dal PSI. Nell’immediato dopoguerra, cavalcando lo scontento per la
«Vittoria mutilata», fondò i Fasci Italiani di Combattimento (1919), poi
divenuti Partito Nazionale Fascista nel 1921, e si presentò al Paese con
un programma politico nazionalista, autoritario e radicale, che gli
valse l’appoggio della piccola borghesia e dei ceti industriali e
agrari.

++
cit off
++

Ma il diavolo si cela nei particolari: ed il non trascurabile
particolare fu -nel caso di Mussolini- il non accettare “il diritto di
critica” previsto dalle società in cui c’è il diritto alla libertà di
pensiero e la libertà di pensiero è riconosciuta una ricchezza e non una
difficoltà.

Da ciò infatti discendono i disastri in ogni epoca e tempo: il negare -a
qualcuno, o a più di uno- il diritto di espressione.

E’ lo stesso concetto di volere riferirsi ad un prototipo ossia ad un
“meno male che Silvio c’è”, a un capo indiscusso ed indiscutibile che
genera la mostruosità *non tanto del capo*, ma di un *modo di pensare*
che “può solo replicare ciò che il capo asserisce”, con un impoverimento
della intellettualità e dell’uso dell’intelletto di tutta una
collettività che dovrebbe contribuire al futuro di tutti e di ciascuno.

Non è quindi il mostro il mettere in comune quello di cui si dispone che
siano risorse o intelletto !

La mostruosità è creare una situazione di privilegi in cui si
acquisiscono -ad esempio- le frequenze tv .. perché si è di un clan in
cui vi sono quelli nella stanza dei bottoni .. come Craxi .. e -allora-
Craxi vada celebrato perché consentì a Mr B la sua ascesa al trono
indiscusso di “meno male che Silvio c’è”.

Ogni persona -mi sembra lapalissiano- non può essere livellata -come è
la caricatura del comunismo- allo stesso livello.

Ma deve essere recuperato un principio di *diritto a esistere*, fatto di
un diritto all’acqua, alla casa, al cibo, alla vita sociale.

A tali diritti e altri ancora -naturalmente- si deve potere contribuire,
_ma_anche_sovvenire_ nei casi di malati, portatori di handycap, persone
in difficoltà fisica o mentale, o perché non hanno avuto opportunità che
gli consentissero di avere un minimo vitale.

Non ha diritto a vivere solo il divino Silvio, ma ogni persona, senza
che sia necessario fondare una società sul *culto del capo* e sulla
“standardizzazione del pensiero”, come se il nostro dire possa essere
solo un epitaffio che racconti “il già detto” .. ossia ciò che è morto
.. anziché la vita!

Saluti felicità,

L

Vittoria: Silvio si è dimesso! .. per ora solo da “Meno male che Silvio c’è” .. ma la musica è finita!

Subject:
La musica è finita .. gli amici se ne vanno .. che inutile serata .. amore mio! [Silvio non c’è più! ha dato le dimissioni dall’inno!]
Date:
Wed, 30 Dec 2009 09:29:21 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.politica, it.cultura.filsofia, it.media.tv

http://www.repubblica.it/2009/12/sezioni/politica/berlusconi-varie-4/silvio-inno/silvio-inno.html

++
cit on
++

POLITICA

Il premier ha deciso di modificare le parole della canzone
si passa dal singolo al collettivo, per esaltare la squadra

Silvio si cancella dall’inno
“Meno male che noi ci siamo”

di FILIPPO CECCARELLI

CON il suggello della più autorevole ufficiosità, Libero ha ieri
annunciato in prima pagina che “Berlusconi cambia musica”, nel senso che
dall’alto del suo potere ha stabilito di mutare in realtà, più che la
musica, le parole del celeberrimo “Meno male che Silvio c’è”, definito
“l’inno” del Pdl, anche se su questo non si ricorda un pronunciamento
formale – ma pazienza: i movimenti carismatici vivono più di
effervescenza creativa che di regole pattuite e messe ai voti.

Interessante, anche da quest’ultimo punto di vista, è la motivazione
fornita sulla necessità di sostituire il versetto “Meno male che Silvio
c’è” con un non meglio identificato “Meno male che noi ci siamo, o
qualcosa del genere”, giacché in ogni caso, attraverso il nuovo refrain,
il presidentissimo intende passare “dal singolo al collettivo, dal
solista alla squadra, dal primo violino all’orchestra”.

E può essere. Ma può anche essere – non sono decisioni che si
certificano dal notaio – che Berlusconi, anzi Silvio, abbia scelto di
sciogliersi nel “noi”, così facendo un passettino indietro nella
salmodia del Pdl per ripulire in un certo senso quella canzone dalle
scorie super-private, mega-personali e perfino pericolosamente intime di
cui si è caricata negli ultimi sei mesi a Palazzo Grazioli e dintorni.

Per dire: proprio così, “Meno male che Silvio c’è”, secondo
l’establishment berlusconiano, si sarebbero intitolati i club di
graziose ragazze che parteciparono alle simpatiche festicciole di cui si
è tanto parlato a livello planetario. La stessa Patrizia D’Addario nelle
sue fresche memorie, “Gradisca, presidente” (Aliberti) racconta che dopo
la proiezione protocollare di alcuni lunghi e noiosi filmati su G8 e
Bush, una mano caritatevole offrì alle gentili ospiti la visione “di un
documentario in cui si canta ‘Meno male che Silvio c’è’, e tutti nella
stanza cominciano a cantare con le braccia alzate e fanno la ola” (lei
no, e anche per questo si fa notare da Silvio, tiè).

Con tutta probabilità si tratta di quel fantastico video elettorale che
compare anche in Videocracy e nel quale, trascinati dall’onda emotiva
della canzone composta da Andrea Vantini nel 2002 con il titolo “A
Silvio” e riaggiustata nel 2008 nella versione che sta per cambiare,
comunque si possono ammirare alcuni rappresentanti della società civile,
un gelataio, un maestro, delle mamme, dei tassinari, degli addetti a un
call-center, oltre a una serie di giovani anche abbastanza scatenati tra
cui spicca pure di profilo la bella portavoce del club napoletano
“Silvio ci manchi”, che scendono la gradinata del colosseo quadrato
dell’Eur e a gran voce invocano il nome battesimale del leader. Che però
non si vede mai: ed è questa la fantastica trovata del clip, dovendo
quel mito vivere di potentissima assenza e di salvifica attesa.

Però, non molto tempo dopo la vittoria, quello stesso inno creò
inconfessabili problemi al congresso fondativo del Pdl perché diversi
esponenti di An, in particolare quelli più riottosi dinnanzi
all’evidente “cesarismo” del nuovo partito, erano sì disposti ad
abbandonare l’anonima marcetta usa-e-getta che li aveva accompagnati da
Fiuggi in poi, ma strenuamente resistevano dall’adottare quel Magnificat
che in verità suonava ormai molto più imperiale che cesaristico. Inutile
dire che alla Fiera di Roma la questione venne risolta in maniera che
più berlusconiana non si poteva. Ossia spettacolare: musica senza
parole; in pratica ogni volta che il Cavaliere entrava in sala partiva
lo stacchetto, e in questo modo, con la politica della musica compiuta,
“Meno male che Silvio c’è” si autopromosse a inno del Pdl.

Da questo punto di vista la deliberazione annunciata ieri da Libero,
quella specie di sorprendente rinuncia dell’ego e di generosa
accettazione di una dimensione più collettiva dell’agire politico, può
perfino intendersi come un messaggio di buona volontà nei confronti di
Fini.

E tuttavia il fatto che, come al solito, Berlusconi abbia fatto tutto da
solo, prima ventilando l’ipotesi in collegamento telefonico con Verona
il 20 dicembre, e poi rendendola operativa a mezzo stampa nove giorni
dopo, conferma oltre all’indispensabile ambiguità del potere anche la
conseguente spensieratezza nel cantarsela e nel suonarsela in beata
solitudine. Leader convalescente, compositore e paroliere fai da te,
pure inventivo e benigno agli occhi del suo popolo nell’imminente
stagione dell’amore – sempre che resista al clima natalizio che
l’ideologia pubblicitaria ha fruttuosamente identificato.

Si vedrà. Nel frattempo l’ipotizzato slittamento dall'”io” al “noi”,
dalla santificazione intimistica del sovrano al riconoscimento di una
pluralità di soggetti, farebbe addirittura pensare a un ritorno alle
origini, per l’esattezza al primo inno di Forza Italia che volava
intensamente sulle ali della prima persona plurale, “siamo”, “entriamo”,
“alziamoci”, “stringiamoci”. Vuole la leggenda berlusconiana che anche
di quel remoto brano il Cavaliere avesse creato parole e musica. Ma di
recente si è scoperto che quest’ultima è del maestro Renato Serio: “Fui
pagato una tantum, meno che se avessi fatto il jingle di uno spot, senza
sapere che sarebbe servito a Forza Italia” ha spiegato con un certo
rimpianto. Per gli inni politici infatti non si pagano i diritti
d’autore. Stai a vedere che anche l’ennesimo “Meno male” si rivelerà una
piccola astuzia a orologeria, sia pure senza gelatai e farfalline che
fanno la ola.

(30 dicembre 2009)

++
cit off
++

Mina:
http://www.youtube.com/watch?v=GevPMERdHTo

Califano:
http://www.youtube.com/watch?v=ZSV6yi1ptI4

Io preferisco Califano.

Uno che capisce veramente quando “la musica è finita ..”

Saluti felicità,

L

1984, George Orwell, il film: tecniche di lavaggio del cervello

Subject:
1984, George Orwell, il film: tecniche di lavaggio del cervello [sul grande fratello]
Date:
Tue, 29 Dec 2009 10:54:51 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv

Il video su youtube del film di Orwell:

http://www.youtube.com/watch?v=KxZtrR7D8wU

minuto 5,57:

“intransigenza sia sostituito con psico-crisi”

Commento:

Perché si sappia:

“la crisi è psicologica!”

Saluti felicità,

L

Amarcord No B DAY?

Se non siete stati alla manifestazione ora potete arrivare con noi a piedi e ascoltare un po’ di musica prima dell’intervento degli oratori (canta un gruppo sardo con musica moderna: 3,33 del video)

noi villan .. siam sempre allegri ..

I Villani:

I Precari:

Le Viole:

Subject:
Qualche domanda sul partito dell’amore [di EUGENIO SCALFARI][repubblica.it]
Date:
Sun, 27 Dec 2009 10:33:45 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.economia, it.politica

++
cit on
++

POLITICA

IL COMMENTO
Qualche domanda
sul partito dell’amore
di EUGENIO SCALFARI

IL TERRIBILE 2009 che stiamo per lasciarci alle spalle sembra aver
toccato il fondo; nel 2010 si annuncia la ripresa, ma che genere di
ripresa? Sperare che sia rapida e robusta è legittimo e può essere
un’aspettativa positiva, ma le previsioni generali sono poco
incoraggianti: sarà una ripresa lenta e stentata in Europa e negli Stati
Uniti, più dinamica per la Cina, l’India e gli altri Paesi emergenti.

Il divario tra queste due aree del mondo aumenterà e con esso le
tensioni economiche e anche politiche.

Se ne è avuto un primo anticipo nell’incontro-scontro di Copenaghen sul
clima: contrariamente a quanto si riteneva il cosiddetto G2, cioè
l’accordo di Usa e Cina a procedere di comune accordo nel governo del
pianeta, non ha funzionato. Quell’accordo non c’è. La Cina è decisa a
procedere sulla via della modernizzazione con criteri propri e senza
nulla sacrificare alla solidarietà internazionale come avrebbe
desiderato l’America. Sul piano monetario, finanziario e commerciale
proseguirà nel protezionismo, non rivaluterà la sua moneta rispetto al
dollaro, continuerà a far provvista di materie prime facendone aumentare
i prezzi, non limiterà l’inquinamento dell’atmosfera.

Questi obiettivi saranno rinviati di almeno dieci anni, quando il
divario economico ma anche strategico e militare sarà ulteriormente
ridotto.

Soltanto allora Pechino prenderà in considerazione un nuovo equilibrio
con gli Usa per un governo paritario del resto del mondo che non potrà
non tener conto di altre importanti presenze emergenti: India, Brasile,
Sudafrica, Messico. Ed anche Europa, se il nostro continente saprà
parlare con una sola voce; e fin d’ora è già chiaro che quella voce
parlerà in tedesco più che in francese e inglese.

Nel frattempo la ripresa occidentale sarà lenta. Non priva di rischi di
ricaduta. Mario Draghi colloca questo rischio tra un paio d’anni, quando
i titoli emessi dai grandi gruppi industriali e bancari per cifre molto
elevate saranno in scadenza e dovranno esser rinnovati e quando i
governi più indebitati – a cominciare dagli Stati Uniti – dovranno
trovare equilibri finanziari più sostenibili.

L’insieme di questi problemi comporterà tagli di spesa e/o aumento di
imposte, cioè politiche economiche restrittive e comunque non espansive.
Ma ci sono anche altri elementi che non favoriscono una ripresa rapida e
robusta. Li segnala Romano Prodi in un articolo pubblicato sul
Messaggero e il direttore dell’Economist, John Micklethwait: per alcuni
anni il mercato del lavoro sarà stagnante, il livello dell’occupazione
insoddisfacente, le imprese aumenteranno la produttività ma
diffonderanno meno benessere sociale.

Scrive Prodi: “Il numero dei disoccupati è aumentato dovunque superando
i massimi livelli raggiunti nello scorso decennio. Spesso gli
imprenditori approfittano della situazione di crisi per procedere alla
razionalizzazione dell’organizzazione aziendale aumentando la
produttività a scapito dell’occupazione. Ma vi è un altro elemento da
tener presente e cioè i deficit dei bilanci pubblici che si sono
accumulati sia in Usa sia in Europa.

L’esigenza di tornare alla normalità si impone a tutti. Il debito
cumulato dai Paesi dell’Ocse sorpasserà nel 2010 il 100 per cento del
Pil. Questo significherà che il motore della finanza pubblica, che è
stato così largamente usato per frenare la caduta dell’economia, potrà
essere solo marginalmente utilizzato per accelerare la ripresa”.

Questa è dunque la situazione. Bisognerebbe aprire una buona volta un
pubblico dibattito nel nostro Parlamento per fotografarla ed elaborare
una terapia, ma, come da tempo lamenta l’opposizione, non c’è alcun
segnale in questa direzione. Per il nostro governo evidentemente il
problema non esiste.

* * *

Molte altre cose non esistono per il governo, per la maggioranza che lo
sostiene e per il premier che dirige l’una e l’altro e questo è un altro
elemento di rischio non certo fugato dal “partito dell’amore”, la più
recente invenzione di Silvio Berlusconi.

L’amore e la ricerca del dialogo sono la conseguenza del deplorevole e
inconsulto gesto dello psicolabile Tartaglia, tuttora ristretto a San
Vittore per legittima prevenzione contro altri atti inconsulti che
potrebbe commettere. Dal male può uscire un bene, ripetono i salmodianti
esponenti del partito dell’amore, Schifani e Bondi in testa, invocando
un rapido inizio della stagione delle riforme condivise e sollecitando
Bersani a dar prova concreta delle sue intenzioni in proposito.

Ma Bersani ha già risposto: vuole anzitutto discutere della situazione
economica e della terapia (condivisa?) da adottare. Sulle riforme
istituzionali e costituzionali vuole sapere qual è la linea del governo
ed ha ribadito come premessa che il Pd voterà contro leggi “ad personam”
per quanto riguarda la processabilità di Silvio Berlusconi.

Molti nella maggioranza si rifanno alla “bozza Violante” per quanto
riguarda le riforme istituzionali usandola come una sorta di
scaramanzia, un portafortuna che dovrebbe rassicurare Bersani a romper
gli indugi e venire “a patti col diavolo” come direbbe Di Pietro, fermo
nella sua decisione dissennata di anteporre l’interesse della sua ditta
a quelli di un’opposizione seria e impegnata a tutelare gli interessi
del Paese.

Ma sulla “bozza Violante” bisogna esser chiari. Si tratta d’un documento
attuale ancorché stilato diversi anni fa.

Parla di diminuire il numero dei parlamentari, di un diverso ruolo del
Senato e di altre modernizzazioni istituzionali concernenti i poteri
della Presidenza del Consiglio. Sono questioni importanti e non dovrebbe
esser difficile raggiungere su di esse un’intesa tra maggioranza e
opposizione. Ma la “bozza Violante” non fa menzione o la fa in modo vago
del rafforzamento dei contropoteri necessario per procedere alle
auspicabili modernizzazioni.

Non ne fa menzione perché quando Violante stilò quel documento,
Berlusconi non aveva ancora manifestato la sua visione sul cambiamento
della Costituzione. Quel documento oggi risulta gravemente manchevole
non già per imperizia del suo estensore ma perché le condizioni del
confronto- scontro sono radicalmente cambiate.

E’ perciò del tutto inutile salmodiare sulla necessità delle riforme
condivise se prima il premier e i suoi salmodianti non avranno tolto di
mezzo la pretesa di cambiare la Costituzione dando all’Esecutivo un
potere sovraordinato sia sul legislativo sia sul giudiziario sia sugli
organi di suprema garanzia a cominciare dal Capo dello Stato e dalla
Corte costituzionale e – per quanto riguarda quest’ultima – ritirando il
disegno di modificare le modalità di elezione dei suoi membri.

In sostanza le riforme non saranno praticabili fino a quando il premier
e la sua maggioranza non torneranno sui loro propositi di alterare la
Costituzione in senso autoritario. Il partito dell’amore propugna un
sentimento che merita di essere incoraggiato purché non sia una maschera
che nasconde un tentativo di stupro. Nel qual caso si tratterebbe –
allora sì – d’un inciucio col diavolo che il Partito democratico
dovrebbe denunciare e contrastare con fermissima decisione, come
certamente farà.

Post scriptum. Anche il Papa è stato oggetto di ruvida attenzione da
parte di una ragazza venticinquenne che l’ha trascinato a terra
scatenando un parapiglia sotto le volte di San Pietro con la conseguenza
di far cadere anche il cardinale Etchegaray che si è rotto il femore e
dovrà essere operato. La caduta a terra del Papa e del cardinale hanno
fatto il giro del mondo, né più né meno del ferimento di Berlusconi, ed
è naturale che sia così. Si tratta di due incidenti analoghi con una
differenza: il Papa è per definizione il capo del partito dell’amore e
quindi non ha bisogno di fondarlo perché ci pensò Gesù di Nazareth
duemila anni fa. Il compito di Berlusconi è dunque molto più arduo, ma
proprio per questo ancor più affascinante.

Del resto in una sua recentissima affermazione si è paragonato a Gesù
Cristo per il ferimento a suo danno. Siamo dunque sulla buona strada…

(27 dicembre 2009)

++
cit off
++

Commento:

Non concordo con l’analisi di Scalfari.

In specie laddove egli dice:

“Nel frattempo la ripresa occidentale sarà lenta. Non priva di rischi di
ricaduta. Mario Draghi colloca questo rischio tra un paio d’anni, quando
i titoli emessi dai grandi gruppi industriali e bancari per cifre molto
elevate saranno in scadenza e dovranno esser rinnovati e quando i
governi più indebitati – a cominciare dagli Stati Uniti – dovranno
trovare equilibri finanziari più sostenibili”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Lehman_Brothers
cit:
la più grande bancarotta nella storia degli Stati Uniti.

3:55 minuto grafici dell’andamento delle borse:

http://www.youtube.com/watch?v=EXL_g2-SF4I

Apparentemente è
dal settembre del 2007 il primo declino (linea blu)
dal 15 settembre del 2008 il vero crollo (Lehman Brothers)

Ci si dovrebbe chiedere se la crisi economica e finanziaria è ciclica o
strutturale.

E -nel caso che sia strutturale- da cosa dipenda.

Il link che ho mostrato qui sopra è di un economista liberale che da la
colpa agli interventi statali sia nel ’29 e sia nella crisi attuale.

E’ interessante ascoltare anche la altrui opinione perché fornisce
stimoli ad ogni analisi che voglia essere completa.

Vengo subito alla mia teoria:

Non siamo di fronte a una crisi ciclica, ma strutturale, ma non per le
ragioni accampate dai liberisti che invocano il libero mercato e
emanciparsi dai lacci e laccioli.

Le ragioni che mostrano il collasso dentro cui siamo dentro sono
semplici:

1) Le risorse del pianeta NON sono illimitate.

1)’ Viceversa il capitalismo ha l’utopia dello sviluppo perpetuo:
provate ad immaginare di non potere mai uscire da una stanza in cui
siete carcerati (che simula la situazione del pianeta) e NON
interessarvi mai dei rifiuti che producete.. In breve la vostra stanza
diventerà non solo invivibile, ma metterà a rischio la vostra salute.
Poiché il pianeta è molto ampio la specie umana difficilmente ha
percezione che se agisce in modo predatorio devasta l’ambiente in modo
irrecuperabile. Ma l’atteggiamento predatorio non è la unica modalità
con cui ci si può relazionare con l’ambiente: esiste anche
l’atteggiamento di eco-sostenibilità. Ossia il concetto di eco-sistema.
Dice il Confucianesimo: La tua ciotola è sporca? -> lavala. Il problema
di come agiamo sull’ambiente è un problema risolvibile. Ma va
considerato tra le priorità. Poiché se continui a mangiare in una
ciotola sporca -> in breve -> morirai per infezione e/o malattia.

2) Il sistema funziona con le regole o senza le regole?

2)’ Il vero innesco della crisi attuale va identificato nel avere
consentito alla Cina e ad altri paesi-continenti (ad esempio anche la
Russia, l’India etc) l’ingresso nei mercati internazionali senza che vi
fossero vincoli sui *diritti umani* per fare parte delle nazioni tra cui
potessero aversi scambi commerciali.

3) Perché è imprescindibile aderire ai diritti umani per il commercio?

3)’ Perché -in mancanza di regole- si instaura una modalità “leonina”
ossia un sistema medievale. Nel sistema medievale vige la dominanza del
forte sul debole, fino alla logica imperiale che vi sono alcuni “super
partes” ossia il diritto ad avere schiavi. Se un cinese prende
l’equivalente di un euro al giorno per lavorare la terra è un problema
che rapidamente diviene di tutti -> se le barriere commerciali non
esistono.

4) Perché la produzione non dovrebbe spostarsi laddove il costo del
lavoro sia il minimo?

4)’ Ed infatti chiudono le fabbriche e le attività produttive -anche con
molti ordinativi- non perché non vi sono ordinativi, ma perché l’assenza
di regole che tuteli di “diritti dell’uomo” -> consente di trovare altri
paesi in cui gli operai possono essere a condizioni di sudditanza del
tipo schiavitù.

Per un certo tempo lo “status quo” di una situazione come quella che
viviamo si stabilizza aumentando i capitali incettati da coloro che
hanno un cartello monopolistico delle risorse e dei capitali, ma, in
breve, il collasso del mondo del lavoro nei paesi ad alto sviluppo dei
diritti sociali crea delle crisi sociali che progressivamente divengono
insostenibili.

Se in Cina ed in India è normale morire in mezzo alla strada se non
disponi dei soldi per curarti e mangiare -> ciò non è la struttura nei
paesi occidentali che privatizzano gli utili delle compagnie che
forniscono acqua, energia, strade, etc, e collettivizzano le perdite del
sistema sanitario, della macchina statale, etc.

Progressivamente il cosiddetto “debito pubblico” tende ad esplodere
perché le tasse sono principalmente pagate da coloro che lavorano con un
salario e -però- tali categorie di persone tendono a perdere il posto di
lavoro (e quindi non pagano le tasse), e cominciano a usufruire dei
cosiddetti ammortizzatori sociali, che però ingigantisce -ulteriormente-
il debito pubblico.

Più che un esplosione del debito -> è una implosione del sistema.

Ossia il sistema -spostandosi la produzione altrove(!)- non produce più!

E -non producendo più- non ha risorse da distribuire o da ripartire.

Nel periodo medievale questa dinamica (predatoria) era detta di
*razzia*.

Le bande che razziavano il territorio si spostavano dopo avere fatto
terra bruciata del loro prendere e non dare -> in un altro territorio.

Ma una volta che “il metodo della razzia” diviene mondiale, non vi sono
altri territori da depredare in attesa che dove si è razziato qualcuno
possa coltivare o allevare ..

Quindi la cura è semplice: necessita NON aumentare la produzione, ma
*progettare la produzione* -> affinché si produca ***esattamente*** ciò
che serve e non di più: “non pescare due pesci se ne mangi uno solo ..
poiché il secondo puzzerà e ne potresti morire” (così riassume l’oriente
che oggi destabilizza il sistema mondiale -> come primo attore).

Si chiama equilibrio eco-sostenibile, o teoria dell’armonia (nella
filosofia), o teoria degli equilibri preferenziali (nella psicologia).

Ma vedrete che preferiremo lasciare il potere -noi villan- al ricco e al
cardinale .. che si dispiaccion se noi piangiam ..

La crisi economica è strutturale? [economia]

Premetto che non sono un liberista, ma per regole che valgano per tutti ..
..però è utile ascoltare anche altre opinioni:

Ecco invece un mio intervento sul tema:

cit:

Subject:
La crisi è solo psicologica? no, è strutturale [cosa si muove nelle oscure stanze dello spionaggio internazionale?]
Date:
Sat, 26 Dec 2009 09:38:39 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.economia

Cosa si muove nelle oscure stanze dello spionaggio internazionale ce lo
dice questo bell’articolo su dagospia, di Franco Zantonelli per La
Repubblica:

http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-11922.htm

++
cit on
++

Assume sempre più i connotati di una spy story la vicenda di Hervé
Falciani, l´informatico della banca Hsbc accusato di aver trasmesso al
fisco francese migliaia di nominativi di clienti dell´istituto di
credito. È stato lo stesso Falciani, dal suo rifugio segreto in Francia,
a svelare alcuni elementi, al limite dell´incredibile, della sua
avventura di infiltrato.

Come ha riferito ieri la Tribune de Geneve, il 39enne Falciani sarebbe
stato protagonista di una sorta di rendition, uno di quei sequestri
messi in atto dalla Cia nella sua caccia ai presunti terroristi
islamici.

«Il 24 agosto 2007 – racconta l´informatico – mi trovavo a Ginevra, nel
quartiere di Champel, quando un furgone mi sbarrò improvvisamente la
strada. La porta posteriore si aprì, ne uscirono uomini armati e
mascherati che mi caricarono sul furgone, mi sbatterono la faccia sul
pavimento e mi puntarono una pistola alla tempia». Un lavoro da
professionisti: non appartenenti alla criminalità organizzata ma,
piuttosto, ai servizi segreti di un Paese che Falciani non ha voluto
nominare.

«Mi hanno spiegato di essere su una pista di pericolosi terroristi
islamici che li portava alla banca dove lavoravo io, la Hsbc», racconta
ora. Dall´informatico i misteriosi 007 volevano che agisse, per loro,
nel ruolo di infiltrato all´interno dell´istituto di credito. Falciani,
sempre stando al suo resoconto, ha accettato di fare la talpa perché
temeva per la sorte della moglie e della figlia.

Intanto, però, aveva intrecciato una relazione, in banca, con
un´impiegata di origine libanese con la quale, tra l´altro, compì un
misterioso viaggio a Beirut. «Quando andai a Beirut già lavoravo sotto
copertura», ci tiene a precisare Falciani. Che però, al rientro dal
Libano, decise di tornare ad essere un buon patriota e di mettere al
servizio del suo Paese, la Francia, le informazioni ottenute per conto
di quel misterioso servizio segreto.

Resta il fatto che, nell´agosto scorso, il ministro del Bilancio
francese, Eric Woerth, annunciò trionfalmente a Le Parisien di essere in
possesso di una lista di 3 mila suoi connazionali titolari di un conto
in Svizzera, per un ammontare complessivo di circa 3 miliardi di euro.

Falciani è uscito allo scoperto a inizio dicembre, quando si scoprì che,
nel 2008, un informatico della Hsbc aveva rubato e consegnato al fisco
transalpino i nomi di 3 mila cittadini francesi, con conti cifrati a
Ginevra. Curiosamente, il suo nome fu fatto proprio dalla collega di
origine libanese.

Nonostante il fisco francese ripeta di non aver tirato fuori un soldo
per entrare in possesso dei nominativi dei clienti della Hsbc, in
Svizzera questa vicenda ha creato un putiferio. Non a caso il Presidente
della Confederazione, Hans Rudolf Merz, ha minacciato di far saltare il
trattato di doppia imposizione con la Francia.

Inoltre l´affaire Falciani ha un precedente. Protagonista Heinrich
Kieber, informatico della Lgt di Vaduz, che all´inizio di quest´anno
vendette alla Germania un cd con i nomi di migliaia di cittadini
tedeschi titolari di conti nella banca del Liechtenstein. Anche Kieber,
come Falciani, tirò in ballo dei personaggi misteriosi. Solo che lui non
parlò di 007, ma di mafiosi sudamericani.

[25-12-2009]

++
cit off
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Saluti felicità,

L

D’Alema: Quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi?

Subject:
D’Alema: Quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di
sentire l’elenco.

Date:
Fri, 25 Dec 2009 16:21:49 GMT
From:
L <parmenide_2002@yahoo.it>
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv


http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-11914.htm

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cit on
++

Scrive Giovanni Maria Bellu su L’UNITA’: “È un Massimo D’Alema piuttosto
irritato quello che incontriamo nel suo ufficio della ‘Fondazione
Italianieuropei’ in piazza Farnese. Tiene in mano una copia di
Repubblica di qualche giorno fa col titolo: ‘D’Alema elogia l’inciucio’.
È di questo che vuole parlare. Non del suo prossimo futuro.

Da una risposta formale alla ovvia domanda sulla sua candidatura al
Copasir, il comi.tato che controlla i servizi segreti, puntualizzando
che si tratta dell’unica commissione parlamentare la cui presidenza
spetta per legge all’opposizione e che, dunque, dopo le dimissioni di
Francesco Rutelli l’avvicendamento dovrà avvenire in quell’ambito.

Poi saranno altri – i presidenti dei gruppi, il segretario – a decidere:
‘Se si riterrà che possa svolgere quel ruolo, e credo di essere in
grado, bene. Se no amici come prima. Ho sempre considerato con un certo
distacco il tema delle cariche’.

Quel titolo sull’inciucio è la causa immediata di un’irritazione che ha
origini lontane e una storia lunga una quindicina d’anni. D’Alema
avverte nitidamente che all’intemo della sinistra (una parte minoritària
nella sinistra e “minoritarissima nel paese”, dice) c’è chi attribuisce
a lui tutti i mali. E questo, più che irritarlo, lo fa infuriare. Non
solo perché si tratta di accuse che lo feriscono.

E nemmeno soltanto perché – dice – ‘portano la sinistra in un vicolo
cieco e Berlusconi (se Scapagnini troverà la medicina) al governo fino
all’anno Tremila’. No, c’è dell’altro. Un sospetto pesante: che sia in
atto un tentativo di spaccare il Partito democratico. Un tentativo che,
dice, passa anche attraverso i mezzi d’informazione”.

E io ho risposto che i comunisti italiani, a partire da Togliatti,
discussione interna hanno sempre dovuto fare i conti con un’accusa del
genere. Poi ho proseguito con degli esempi. Tutto qua. È del tutto
evidente che se la giornalista non avesse usato la parola inciucio tutta
questa polemica non sarebbe mai nata’. Invece è nata. Forse la parola
“inciucio” ha ormai una valenza così negativa che è sempre meglio
tenersene alla larga. ‘Non è questo il punto. La questione è che io sono
stato chiarissimo. Un titolo come questo, accompagnato alle
considerazioni sulla riforma della giustizia, è falso. Ed è un modo di
informare che ha l’effetto di avvelenare il dibattito politico. Non da
oggi, purtroppo…’

Ha parlato di “campagna”, a cosa si riferisce? ‘A volte si ha
l’impressione che più che di informare si abbia l’obiettivo di
condizionare il nostro partito. Forse non è piaciuto l’esito del
congresso. Forse qualcuno pensa che si debba scardinare la maggioranza
che lo ha vinto, isolando D’Alema e condizionando Bersani. Sono intenti
politici.

È incredibile perseguirli distorcendo le informazioni e lanciando accuse
calunniose e indimostrate.

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Quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che
avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di sentire l’elenco.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

[25-12-2009]

++
cit off
++

Ecco -per la curiosità degli ignavi- _un_ esempio di

“quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che
avremmo fatto con Berlusconi”

http://www.youtube.com/watch?v=uDU9bAfVFzE

La rete ha memoria .. non fate domande come se foste al bar ..

Saluti,

L

**********************************************

Subject:
Re: D’Alema: Quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di
sentire l’elenco.
Date:
Fri, 25 Dec 2009 08:54:40 -0800 (PST)
From:
€rnesto
Organization:
http://groups.google.com
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv
References:
1

Si può provare a rinfrescare D’Alema:

accordi sotto banco e soprabanco:

– bicamerale
– discroso di mediaset aziende nazionale
– ignorare il conflitto di interessi
– ammettere Berlusconi come candidato alla faccia della legge del 1957
– dare una proroga per Rete 4 contro la sentenza della Consulta
– non fare mai una vera legge sulle frequenze
– appoggiare Mediaset contro Europa 7 nelle cause europee
– non parlare mai delle condanne di Berlusconi
– non fare accenno alla clamorosa sentenza dellutri
ecc.

**********************************************

Subject:
Re: D’Alema: Quali sarebbero, in tutti questi anni, gli accordi sottobanco che avremmo fatto con Berlusconi? Sarei curioso di
sentire l’elenco.
Date:
Fri, 25 Dec 2009 17:57:44 GMT
From:
L
Organization:
[Infostrada]
Newsgroups:
it.cultura.filosofia, it.politica, it.media.tv
References:
1 , 2

€rnesto wrote:
[…]

– consentire che fosse tolta a de Magistris l’inchiesta su Prodi e
Mastella

– consentire l’impiego di truppe all’estero contro la carta
costituzionale che fa solo l’eccezione dello stato di guerra

– consentire l’attuale sistema bancario che ha rifinanziato le banche a
discapito del potere d’acquisto di chi non usufruisce dello “scudo
fiscale” e che non ha un sistema di nomina trasparente per i vertici
della banca centrale europea.

– consentire ad un sistema elettorale che ha reso il sistema porcellum
“dalla padella alla brace” rendendo extraparlamentari le forze che prima
appoggiavano i lavoratori, gli ambientalisti, le classi meno agiate.

– consentire il governo a una destra xenofoba, sfascista, che impedisce
la cultura, la ricerca, la legalità come metodo.

– proporre elemosinando un tavolo di trattativa e accordi sul controllo
radio televisivo

– disporre (con Prodi) un piano di riassetto delle frequenze televisive
e della raccolta pubblicitaria che violasse le sentenze che condannavano
rete 4 a non trasmettere a favore di Europa 7 e non dare attuazione a
togliere le frequenze alla terza rete ufficiale di mediaset (che in
effetti ne controlla le 6 maggiori e fra poco, grazie all’inport dei
fondi neri dall’estero a uno strumento anche per l’acquisto di La 7, se
vorrà continuare a giocare la piano della P2).

– consentire con l’assenza dei parlamentari che fosse approvato lo scudo
fiscale e fare passare nel dimenticatoio i 5 miliardi di euro a
Gheddafi.

– Non legiferare impedendo che chi ha precedenti di

*condanne

*iscrizioni a logge massoniche riconosciute come ispirate al
sovvertimento dell’ordine democratico

*concessioni pubbliche (per esempio televisive)

Possa assumere qualsivoglia tipo di cariche pubbliche.

– uscire in edicola con la “Mondadori” (D’Alema)

– far lavorare la figlia con “Medusa film” (la figlia di Veltroni)

– avere una barca che non si sa come faccia a mantenere e che quando
serve al lui *gli amici* gliela prestano ..

– avere una fondazione RED (che piacerebbe sapere chi la finanzia .. i
lavoratori?)

[mi fermo]

ma basterebbe leggere i giornali, o sentire cosa dice Martelli su alcuni
“amarcord” al tempo di Borsellino .. di come la magistratura fu lasciata
sola e tuttora a svolgere un’opera di supplenza, anche rispetto a come
vengono gestiti i fondi europei per le aree svantaggiate -nel passato e
nel presente- (che era il tema delle inchieste di de Magistris), senza
scordare che il maggior numero delle privatizzazioni dei beni pubblici
le fece Mr Prodi con l’utopia che privatizzare strade e autostrade,
energia, poste, telefoni, etc avrebbe dovuto portare un risparmio grazie
al mercato e alla concorrenza! (anziché ai cartelli che attualmente
gestiscono le risorse dello stato -che erano nostre- e sono state
privatizzate dicendoci che ciò serviva ad abbattere il debito pubblico
che invece è esploso ben oltre il 3% del rapporto deficit/pil per cui
siamo in procedura di infrazione monetaria e ciò se non sarà recuperato
ci porterà fuori dall’euro, quindi da soli e con un’inflazione da
paura..)

Le ultime spoglie sono la copertura della finanziaria con il tfr (inps)
dei lavoratori lasciato a garanzia di una finanziaria che “investe”?
sul ponte per il 2017! per le centrali nucleari! per le spese militari
in Libano, Afghanistan, ex Jugoslavia, Irak, etc ..

Gli italiani spendono di meno per la spesa alimentare! per vestirsi! per
la cultura!

La spesa sanitaria è fuori controllo e con il federalismo fiscale e
senza avere eliminato le province le spese per la macchina dello stato
costa quanto costa negli USA dove però -in USA- hanno una popolazione 5
volte l’Italia
Italia (60 milioni) USA (300 milioni).

I comuni con la finanza “creativa” -di Mr Tremonti- hanno potuto
emettere titoli di cui non esiste la copertura rinviando alla
amministrazione successiva i rischi! e non hanno più i soldi neanche per
togliere la spazzatura dalle strade.

Non è stato investito nella ricerca e nelle nuove fonti energetiche.

L’Italia con una crescita sotto zero della natalità e con i ricercatori
che fanno scoperte eccezionali sul cervello pochi giorni fa ottengono 3
milioni di euro da Obama, ma erano impediti ad entrare nel laboratorio
perché non volevano mettere il nome del figlio del capo dell’istituto
negli articoli delle riviste scientifiche finché erano in Italia!

Informate Mr D’Alema (!) che il mondo è in pieno medioevo, ma l’Italia
primeggia insegnando al mondo (!) come si organizza -sul serio- la
criminalità organizzata.

Le varie mafie, cinese, russa, americana, hanno imparato alla scuola
italiana (!) come si organizza il crimine organizzato.

Ma l’Italia è stata anche la prima nazione -al mondo- che ha insegnato a
leggere e scrive a tutti gli altri.

L’italia costruiva ponti e strade .. quando i francesi e gli inglesi
usavano ancora frecce e archi.

Non più tardi del 2000 i francesi e i giapponesi si venivano a copiare
al cnr di Frascati gli schemi di come già funzionava (con la firma di
Rubbia) la fusione fredda e il prof Arata, nel 2008, replicava
l’esperimento facendo andare per un ora e mezza un motore stirling
alimentato a fusione fredda.

http://it.wikipedia.org/wiki/Motore_Stirling

CNR sulla fusione fredda (rapporto 41 del CNR, di Maurizio Torrealta
della Rai):


Quindi non pensate che in Italia siano tutti psicolabili.

: – )

L’Italia ha ancora qualche carta _democratica_ da giocare.

Andate a giocare in barca a vela o al golf.

La politica non è cosa per voi, perché rappresentate il nulla.

Saluti felicità,

L

P.S.

Bersani cominci a capire chi è la zavorra del PD, altrimenti andrà a
fondo .. e le regionali presto ce lo confermeranno.

Appuntamento a Napoli il 9 gennaio 2009 agli stati generali de il popolo
viola:
http://ilpopoloviola.wordpress.com/2009/12/24/prima-riunione-nazionale-dei-referenti-locali-del-popolo-viola/


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